OSPITALITà

 
 

La struttura è composta da camere doppie  con bagno.

Un terrazzo naturale, all’ombra di due querce secolari, favorisce la distensione e il relax.

E’  punto ideale di partenza  per visitare questo caratteristico angolo  della Maremma toscana.

Per conoscere meglio il nostro territorio e la sua storia,noi vi proponiamo i seguenti itinerari:

 

ITINERARI ETRUSCHI

FRA LA VALLE DEL FIORA E LE COLLINE DELL’ALBEGNA

 

 

Saturnia e Ghiaccio Forte nella valle dell’Albegna, Sovana, Pogggio Buco e Pitigliano lungo il corso del Fiora, sono i siti archeologici etruschi più importanti di questo lembo di terra della Maremma toscana.

La loro caratteristica comune è di essere ubicati su alture  ben difese naturalmente e spesso imprendibili.

Le vicende storiche di questa zona sono strettamente collegate ai mutamenti determinati dalla politica attuata da Vulci, la grande metropoli  dell’Etruria meridionale.

 L’Albegna e il Fiora, in epoca etrusca probabilmente del tutto navigabili, costituiscono delle vie di penetrazione all’interno del territorio e occupano una posizione chiave nel sistema di comunicazione tra una parte dell’Etruria costiera  e l’Etruria interna volsiniense e tiberina o le colline metallifere.

Vulci  vuole assicurarsi il dominio diretto del percorso fluviale dalla costa verso l’interno, dove esporta i suoi prodotti, con il controllo dei traffici che scorrono lungo queste vie, essenziali per la sua economia. Così tornano a prosperare Poggio Buco e Pitigliano, Saturnia e Sovana.

SATURNIA

I reperti  etruschi più importanti sono localizzati a 5Km. dal paese in località Puntone. Si tratta di una necropoli costituita da una ventina di tombe" a tumulo" peculiari perché interamente costruite “ in elevato”, cioè non scavate nella roccia. Esse risalgono alla prima metà del VII° secolo a.C. La struttura prevede una o più camere delimitate da lastroni verticali di travertino,con i quali è costruito anche il corridoio di ingresso o “dromos”. La copertura delle celle è risolta grazie ad altri colossali lastroni poggianti sulle pareti e su una lastra collocata verticalmente al centro del vano a costituire un pilastro portante.

Tombe “ a camera” di questo tipo furono utilizzate per molte generazioni, fino a contenere una ventina di individui.

La scarsità di oggetti di particolare pregio trovati nelle tombe testimonia di un’economia locale piuttosto povera e probabilmente di tipo agricolo.

Tale quadro permette di ipotizzare che per i primi tre quarti del VII° secolo la città fu solo sotto un’influenza relativa di Vulci e non da essa direttamente dominata. Il centro venne probabilmente assoggettato da Vulci agli inizi dell’ultimo venticinquennio del VII° secolo a. C., periodo nel quale la metropoli etrusca si espandeva nel territorio assicurandosi terreni agricoli e vie commerciali.

 

GHIACCIO FORTE

L’ insediamento di  Ghiaccio Forte, a 15 Km. da Saturnia, nel comune di Scansano, in località Pomonte, è testimoniato dal V° sec. a.C. Sorge su un’altura da cui si domina tutta la pianura sottostante fino al mare.

Questo centro pare nascere in seguito alla distruzione di Marsiliana ( l’antica Caletra ?) da parte di Vulci e allo spostamento di alcuni gruppi di individui sul luogo.

L’abitato si stende su una superficie di circa tre ettari e mezzo. Gli unici resti rimasti sul luogo sono alcuni tratti delle mura, costruite con pietre di grande mole.

Presso la porta di Nord- Ovest sorgeva un piccolo edificio sacro, adibito al culto di una divinità agreste e medica; qui infatti sono stati trovati vari bronzetti ed ex voto fittili a forma di teste e di parti del corpo, offerti da devoti per ottenere guarigioni, ed esposti nell’interessante museo di Scansano.

Dopo la sconfitta di Vulci da parte di Roma (280 a.C.) il centro fu distrutto ed abbandonato.

POGGIO BUCO

E’ situato a 15 Km da Saturnia,nei pressi della strada statale 74 che porta a Pitigliano. Poco prima del ponte sul fiume Fiora, sulla destra c’è una strada sterrata che sale al sito. Esso sorge su un pianoro sotto i cui fianchi scoscesi scorre il fiume Fiora.

Abitato già in età proto villanoviana, fu poi abbandonato nei secoli IX°-VIII°, per tornare a rifiorire in seguito alla occupazione dei terreni agricoli circostanti da parte di Vulci verso la fine dell’VIII° sec. a. C. e alla volontà del ceto politico vulcense di controllare questa importante via di comunicazione. La valle del Fiora era infatti una delle arterie lungo cui le merci dell’Etruria costiera penetravano nell’interno, incrociando anche altre vie.

I resti rimasti sono delle grandi tombe “ a camera” scavate nel tufo che risalgono alla seconda metà del VII° sec. a. C. Si tratta di grandi sepolture gentilizie con corridoio, vestibolo coperto e più camere laterali, dove i defunti erano sepolti in grandi fosse scavate nel pavimento od in loculi alle pareti. Il corredo funebre era costituito per lo più da ceramiche corinzie ed attiche provenienti da Vulci che in quel periodo stava attraversando  una fioritura in campo economico e politico. Molti di questi reperti sono oggi esposti a Pitigliano nel museo etrusco situato all’interno del Castello Orsini, nella piazza principale.

Alla fine del VI° sec. a. C., Poggio Buco venne abbandonato. Questo tramonto improvviso  è da ricollegarsi ad una scelta politica dei governanti di Vulci che volevano garantirsi dai piccoli potentati del territorio che avrebbero potuto destabilizzare lo status quo.

 

PITIGLIANO

Dista 22 Km da Saturnia. E’ situata su uno sperone roccioso tufaceo, tra i torrenti Meleta e Lente affluenti del Fiora.

Le prime tracce etrusche risalgono agli inizi del VII° sec. a. C. con "tombe a fossa", scavate nel tufo lungo il Meleta. Ingranditasi dopo la distruzione di Poggio Buco, attraversò un momento di espansione economica nell’ultimo venticinquennio del VI° sec. a.C., come testimonia la presenza nelle tombe di ceramica attica. Tra i numerosi materiali di corredo, oggi esposti nel museo locale, sono stati trovati oggetti che dimostrano la provenienza dall’area volsiniense e dalla Val Tiberina.

Scompare agli inizi del V° sec: a. C. a causa della politica di Vulci, volta ad eliminare i piccoli nuclei decentrati di potere.

Da visitare il parco archeologico etrusco all’aperto, dove si possono vedere tombe  “ a camera” e una “via cava” scavata nel tufo, opera di ingegneri etruschi. L’ingresso è situato oltre il Consorzio Agrario, nella zona del santuario della Madonna delle Grazie, poco prima di Pigliano.

 

SOVANA

A Sovana i resti etruschi sono dappertutto. Le varie necropoli, per lo più scavate nel tufo, circondano il paese. Se non ci si vuole addentrare nella necropoli posta alla destra dell’ingresso storico, alla quale si accede da un sentiero sterrato un po’ disagiato, basta visitare le due necropoli più importanti: quella di Poggio Felceto con la tomba Ildebranda e quella di Sopraripa con la tomba della Sirena e altre tombe “ a semidado” poste lungo lo sperone roccioso.

Abitata fin dall’epoca proto villanoviana (X° sec. a.C.), sembra sia stata abbandonata in età villanoviana (IX°  - VIII° sec. a.C.) per ritornare ad essere frequentata dall’inizio del VII° sec. a. C.. Ne sono testimonianza le tombe scavate nel tufo, dapprima del tipo “a fossa” e quindi “ a camera”.Numerosi sono i reperti trovati che dimostrano contatti con l’ambiente volsiniense, la valle tiberina e Chiusi.

Conobbe un periodo di decadenza dalla fine del VI° sec. a. C., come le altre città della zona, dovuta probabilmente alla politica dell’aristocrazia di Vulci, tesa ad eliminare i centri i centri che potevano rivelarsi pericolosi ai suoi commerci. Lo testimonia il calo numerico delle sepolture nelle necropoli. Tale decadenza dovette comunque essere meno accentuata che in altri centri.

 Partecipò alla coalizione de popoli laziali contro Vulci, di cui faceva parte anche Roma; episodio rappresentato dagli affreschi della tomba François di Vulci (IV° sec. a. C.). Così quando Roma sconfisse Vulci (280 a. C.) Sovana tornò a rifiorire. Ne è segno concreto la più importante tomba di Sovana, la tomba Ildebranda, la cui costruzione si colloca tra la fine del III° e gli inizi del II° sec. a. C.. Essa deve il suo nome al figlio più celebre di Sovana:  Ildebrando che divenne papa con il nome di Gregorio VII°. Si trova circa 1 Km. dopo il tunnel.

Si tratta di una tomba “a tempio”, composta di due parti: una cella sotterranea, dove venivano depositati i morti, ed un monumento a forma di tempio. Sulla fronte c’erano sei colonne, più tre per ogni lato che sorreggevano un ampio fregio ed il tetto soprastante. Tutta la tomba era decorata con colori di cui restano solo pochi indizi. Il tutto doveva fare un grande effetto.

Da visitare anche le " vie cave" di Poggio Prisca e del "Cavone", testimonianza dell’antica rete viaria etrusca, poco lontane dalla tomba Ildebranda.

Con la seconda metà del II°  sec. a. C. ebbe inizio un progressivo declino che proseguì sino alla metà del I° sec. a. C. quando le sepolture nelle varie necropoli cessano.

 

 

 

 

 

 

 ITINERARIO ETRUSCO PER IMMAGINI

TRA LA VALLE DEL FIORA E LE COLLINE DELL'ALBEGNA

 

 

 

 

Saturnia:necropoli del Puntone. Sono ben visibili i tumoli "in elevato".

  

 

Saturnia:necropoli del Puntone.Una tomba "a camera".

Saturnia:necropoli del Puntone:tomba con doppia camera sepolcrale.

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

Poggio Buco: tomba "a camera" scavata nella roccia. In fondo le banchine laterali dove venivano depositati i morti.

 

Poggio Buco: tomba scavata nel tufo, con due camere sepolcrali.

 

  

 

 

 

 

  

Sovana: tomba della Sirena (250 a.C.) 

 

Sovana: tombe a semidado del periodo ellenistico (III°-II° s.a.C.). Nella parte bassa si possono vedere tombe " a camera" scavate nel tufo.

 

Sovana: via cava di Poggio Prisca